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MILANO

Industria 4.0: necessario cavalcare la rivoluzione Maroni: «Stiamo vivendo un nuovo “Rinascimento”». L’assessore Aprea: «Dobbiamo preparare i nostri studenti a entrare nel futuro»

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Industria 4.0, innovazione, necessità di competere globalmente. E’ questa la dottrina che economia e finanza impongono a chi non vuole soccombere travolto da un mercato che ormai si sviluppa soprattutto guardando oltre confine. E queste sono le regole alle quali i grandi gruppi industriali si stanno piegando, un po’ sollecitati dalla rivoluzione post industriale che sta attraversando il mondo industriale stesso, un po’ dai propri organismi di rappresentanza, un po’ spinti ad ogni occasione dal mondo politico. E queste sollecitazioni convergono tutte verso la robotizzazione del mondo produttivo. Lo indica il governo centrale, ma anche i nostri amministratori regionali.

«Stiamo vivendo un momento molto importante, che qualcuno ha definito “Rinascimento”. Milano e Lombardia si candidano a essere il punto di riferimento per il futuro, in tutti i settori: dalla sanità al mondo delle imprese, alla ricerca applicata. Siamo pronti a raccogliere questa sfida, a cogliere tutte le opportunità che arrivano, anche da quello che sta succedendo in Europa, con la Brexit». Queste le parole del presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni.

L'assessore regionale all'Istruzione, Formazione e Lavoro Valentina Aprea in occasione dei lavori del “Tavolo Lombardia 4.0” tenutosi a Palazzo Pirelli, promosso da Regione Lombardia in collaborazione con Assolombarda e Unioncamere, dal canto suo ha precisato che «accanto a un’esigenza di rinnovamento dell'impianto degli studi, c'è un'esigenza di prevedere cosa accadrà quando “Internet delle Cose” sarà così pervasivo e raggiungerà tutti i settori. Da tempo Regione Lombardia vuole avere la presunzione e l'orgoglio di favorire il cambiamento: con il terzo incontro del Tavolo Lombardia 4.0 abbiamo l'obiettivo, entro la fine della legislatura, di avere fatto chiarezza su quali saranno i percorsi che più di altri subiranno trasformazioni. Dobbiamo preparare i nostri studenti a entrare nel futuro».

Ma a fronte di tutto questo quali saranno i risvolti per il mondo del lavoro? Non tutte le previsioni sono così rosee. In generale, per esempio, secondo gli economisti dell’Oxford Martin School nei prossimi vent’anni computer e robot renderanno obsoleto il 47% dei posti di lavoro di oggi determinando una perdita di milioni di posti di lavoro. Un saldo negativo è previsto anche dai dati che “Future Jobs” ha presentato al World Economic Forum nell’indagine, la prima a lanciare l’allarme sulla distruzione di posti di lavoro dell’Industria 4.0: secondo lo studio l’automatizzazione provocherà una perdita di 7,1 milioni di posti di lavoro, compensata da un guadagno di 2 milioni di nuovi posti, con un saldo negativo di circa 5 milioni.

In Italia nella legge di bilancio il Governo ha previsto 13 miliardi di finanziamenti per i prossimi 7 anni,  prorogando un super ammortamento per l’acquisto di beni tecnologici da parte delle imprese. Per il resto si moltiplicano convegni e workshop sull’Industria 4.0 e le Università dal canto loro cercano di capire come formare giovani all’altezza del mondo del lavoro di domani.

Di fatto il 65% dei bambini che inizia ad andare a scuola in questi anni, domani dovrà svolgere un lavoro che oggi non esiste. E dall’altra parte molti lavori svolti oggi dai genitori non esisteranno più quando loro saranno grandi. Ed è proprio in questa percentuale, emersa sempre grazie al World Economic Forum dell’anno scorso, che è racchiusa tutto il peso della quarta rivoluzione industriale. E una ricerca svolta da WollyBi-Italian labour market digital monitor rivela che le professioni dell'industria 4.0 saranno riconducibili a tre tipologie di lavoro: professioni legate al trattamento e all’analisi delle informazioni; professioni associate a nuovi media e big data; professioni legate all’area produzione, automazione e logistica. Rassegniamoci dunque, sarà così.

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Autore:ces

Pubblicato il: 25 Aprile 2017

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