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TASSI DI INTERESSE BASSI: LA FESTA STA FINENDO? A cura del dott. Maurizio Dal Mas

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MERATE (afm) In considerazione della congiuntura sfavorevole dei mercati internazionali, i tassi d’interesse di riferimento per mutui e leasing non sono mai stati così bassi. La politica monetaria espansionistica sostenuta dal Presidente della BCE, Mario Draghi, denominata in anglosassone Quatitative Easing (QE “alleggerimento quantitativo”), allo scopo di stimolare la crescita economica e l'occupazione, ha coinvolto la Banca Centrale Europea nell'acquisto di titoli governativi con scadenza a breve termine, al fine di abbassare gli interessi medi di breve termine presenti sul mercato.

Così facendo, da una parte viene assicurata la domanda di acquisto dei titoli di Stato (BOT e CCT a breve nel caso Italiano) a sostegno del debito ed a supporto della spesa pubblica, dall’altra parte le Banche italiane, (che negli anni precedenti si erano riempite di titoli pubblici), trovano, ma mano che questi scadono e sono incassati ma non rinnovati, la liquidità da investire, questa volta nel mercato a sostegno dei progetti imprenditoriali o dei privati per l’acquisto delle case. In altre parole il Quantitative easing genera una iniezione di liquidità nel sistema economico e finaziario.

Ma gli effetti del QE non finiscono qui: mettendo più denaro in circolazione si riduce il valore della moneta (si pensi all’andamento del rapporto Euro/Dollaro) e di conseguenza i prezzi dei beni e servizi aumentano perché il denaro con cui si fanno gli acquisti vale meno. Per questo motivo l’inflazione tende a salire: cosa che la Banca Centrale Europea ricerca per promuovere la crescita della domanda ed evitare che si finisca in deflazione, cioè una progressiva diminuzione dei prezzi dovuta al calo di domanda dei consumi. Oggi come oggi, per l’Unione Europea e l’Eurozona, lo scenario più pericoloso è sicuramente il ritorno alla deflazione, più che un piccolo tasso, controllato, di inflazione. Tuttavia, quando gli interessi a breve termine sono prossimi allo zero (come qui in Italia da alcuni anni) questo metodo diventa meno efficace in una ottica di lungo termine.

In effetti, secondo le dichiarazioni di Mario Draghi, se non saranno modificate (come molti sperano), tale strumento monetario cesserà di essere operativo alla fine di dicembre 2017. Ma che cosa succederà dopo?

Nel breve termine non si prevedono “scossoni” nel mercato dei tassi di interesse, ma in ogni caso, in una visione di lungo periodo, (5/6 anni), è realistico immaginarsi che i tassi aumenteranno e non di poco!

Passare da un tasso di interesse di riferimento, ad esempio, dello 0,25% ad un tasso di interesse di riferimento dello 0,50%, che in termini percentuali sembra essere un aumento modesto, (solo dello 0,25%) significa, in realtà raddoppiare il costo del denaro, con un effetto immediato e devastante sulle rate dei mutui e dei leasing in corso che possono facilmente, ed improvvisamente, aumentare del 50% ed oltre, in relazione alla durata del piano di ammortamento.

Pertanto, il mio consiglio, in questo frangente, è quello di evitare l’eccessivo indebitamento aziendale e di valutare, con i propri istituti di credito o con nuovi, se esiste l’opportunità di rinegoziare i contratti di leasing, i mutui aziendali e/o privati, ed ogni altra forma di finanziamento a medio/lungo termine, per valutare se ci sia una effettiva convenienza a convertire i tassi di interesse da variabili a fissi: tutto dipenderà dalla differenza tra il tasso variabile e fisso e dalla durata residua del finanziamento.

Dott. Maurizio Dal Mas

www.studipa.com

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Autore:afm

Pubblicato il: 30 Maggio 2017

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