(IN) Netweek

VIMERCATE

Conto corrente «congelato» dalla successione A seconda delle circostanze e del regime stabilito tra coniugi (comunione o separazione dei beni) sono differenti le sorti delle somme del cointestario defunto

Share

Cosa accade al conto corrente alla morte del suo titolare? Quale legittimazione spetta agli eredi sulle giacenze presenti? Quali sono i limiti e qual è la prassi in uso alle banche?

Con il decesso di una persona i suoi beni patrimoniali, tanto le attività quanto le eventuali passività, vengono trasferiti ai chiamati che accettano l’eredità.

Solitamente questo comporta che, alla morte del cliente, l’istituto di credito provvede al “congelamento” di tutti i rapporti in essere: non è dunque più consentita alcuna transazione. Tale congelamento permane fino a quando, da un lato, non è definitivamente stabilito chi subentrerà come erede nei diritti e negli obblighi del defunto, dall’altro, fino a che non è stata presentata una copia della dichiarazione di successione anche all’istituto di credito .

Va precisato che per effetto della morte del titolare del conto si estinguono tutti i poteri di firma che il defunto aveva concesso a terzi quando era in vita: pertanto, da quel momento, chiunque fosse stato delegato ad operare sul conto corrente non potrà più effettuare operazioni.

Vediamo come è regolata la legittimazione degli eredi a poter disporre prelievi sulle somme depositate nel conto corrente del defunto.

È opportuno in primo luogo esaminare il caso del conto corrente intestato unicamente al deceduto. Gli eredi, dopo aver definitivamente accettato l’eredità e presentato alla banca copia della denuncia di successione, possono effettuare liberamente qualsiasi movimentazione bancaria.

Più delicato risulta essere il caso del conto corrente cointestato col defunto e con una o più persone: in tale ipotesi cadrà in successione solo la parte di denaro di spettanza del defunto.

In base all'art 1854 cod.civ., infatti, nel caso in cui il conto sia intestato a più persone, gli intestatari sono considerati creditori o debitori in solido dei saldi del conto. Si presume dunque che il saldo attivo spetti in parti uguali a tutti i cointestatari del conto, non escluso il contitolare defunto.

Ci si domanda allora se il cointestatario superstite possa o meno esigere la liquidazione intera del conto o possa comunque operare limitatamente alla quota di sua spettanza non caduta in successione.

A questo riguardo bisogna dapprima distinguere se il conto cointestato prevedeva firma congiunta o firma disgiunta. Nel primo caso si ritiene che il conto rimanga bloccato sino alla certa identificazione degli eredi legittimi, che agiranno sul conto congiuntamente all’intestatario rimasto in vita.

Nel caso di firma disgiunta invece, non vi è la necessità di una pluralità di firme per esprimere la volontà di disporre, e quindi si ritiene che il cointestatario rimasto in vita potrà legittimamente operare oltre che sulla sua quota, anche su quella astrattamente riferibile al defunto.

Eppure tale situazione è malvista dalle banche, che lamentano il rischio di vedersi coinvolte in diatribe tra coeredi e l’intestatario vivente, al punto che non è infrequente nella prassi che in tali evenienze lascino comunque bloccati i conti correnti.

E questo nonostante rassicurazioni giurisprudenziali che hanno ribadito come, a fronte di un rapporto cointestato a firma disgiunta, potenzialmente sarebbero legittimati ad operare per l’intero tanto il cointestatario superstite quanto gli stessi eredi del defunto. Il cointestatario superstite dovrebbe comunque poter disporre liberamente almeno della quota della metà della giacenza del conto corrente che non è caduta in successione.

Su tale questione è intervenuta una sentenza della Suprema Corte di Cassazione civile (n. 12385 del 03/06/2014). I giudici di legittimità hanno statuito che, nell’ambito di un rapporto di conto corrente bancario cointestato, in caso di morte l’altro contitolare può legittimamente chiedere l’adempimento dell’intero saldo contenuto sul conto, se ciò è espressamente contemplato dalle norme contrattuali ed in assenza di opposizione degli eredi, con conseguente liberazione della banca da ogni responsabilità .

È interessante infine il caso del conto corrente intestato al solo defunto, coniugato in regime di comunione legale dei beni. In base all'art. 177 il coniuge superstite sposato in regime di comunione legale potrà beneficiare del 50% del saldo del conto del coniuge defunto, prescindendo dagli altri eredi, i quali si soddisferanno, secondo le norme successorie, sulla restante metà.

Via Papa Giovanni XXIII 8/C

- Vimercate (MB)

Telefono 039.6880164

www.studioavvocatospada.it

Diritto civile e commerciale, diritto di famiglia,

successioni, diritto del lavoro.

Leggi tutte le notizie su "Giornale di Merate"
Edizione digitale

Autore:afm

Pubblicato il: 04 Aprile 2017

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti

Hai a disposizione 2500 caratteri

Ne stai uililizzando 20

Per commentare devi essere loggato.