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Affido esclusivo dei figli: solo se nell'interesse del minore E' possibile chiedere l'affidamento esclusivo ad un solo genitore nei casi gravi, ovvero quando ricorrono i presupposti per chiedere la decadenza dalla responsabilità  genitoriale

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L'affidamento dei figli, nel caso di separazione dei coniugi è un aspetto assai delicato.

Il nostro legislatore con la legge n.54 del 2006 ha introdotto l'affidamento condiviso in ottemperanza al principio di bigenitorialità, ossia quel principio secondo il quale un bambino ha legittimo diritto a mantenere un rapporto stabile con entrambi i genitori, anche nel caso questi siano separati o divorziati.

Nonostante siano trascorsi oramai dieci anni dall'innovazione legislativa si rileva come tutt'oggi, nella esperienza quotidiana dei conflitti coniugali, si riscontrino ancora talune resistenze nei coniugi - non ancora transitati davanti al Giudice - a riconoscere con pienezza tale diritto.

Quello della bigenitorialità o dell'affido condiviso non è evidentemente un principio assoluto: in alcuni casi deve essere sacrificato a tutela dei figli minori e si deve, quindi, ricorrere all'affidamento esclusivo che si pone quale estremo rimedio per risolvere quelle specifiche situazioni nelle quali l'affidamento condiviso si rivelerebbe pregiudizievole per i figli minori.

E' possibile chiedere l'affidamento esclusivo ad un solo genitore nei casi gravi, ovvero quando ricorrono i presupposti per chiedere la decadenza dalla responsabilità genitoriale ex art. 330 c.c.

Più precisamente quando uno dei genitori viola o trascura i doveri inerenti la responsabilità genitoriale, ovvero abusa dei relativi poteri con grave pregiudizio per i figli.

E, ancora, in tutti quei casi, in cui pur ricorrendo i presupposti della decadenza dalla responsabilità genitoriale, vi sia una condotta del genitore comunque pregiudizievole per i figli minori.

E' possibile richiedere l'affidamento esclusivo anche nell'ipotesi di precario stato di salute psico-fisica di uno dei genitori. Deve trattarsi, ovviamente, di patologie tali da compromettere seriamente la capacità dello stesso di prendersi cura dei figli.

Anche la distanza geografica tra genitori, in fase di separazione o divorzio, è stata talora ritenuta un presupposto per giustificare l'affidamento esclusivo. La ragione di tale scelta è giustificata dal fatto che le distanze (quelle troppo lontane) non permettono al genitore non collocatario un esercizio effettivo dei compiti di cura, educazione ed istruzione dei figli.

La domanda che spesso ci si sente rivolgere in situazioni di crisi coniugale è se è possibile chiedere l'affidamento esclusivo quando ricorra un'aspra conflittualità tra i genitori.

I tribunali in prevalenza ritengono che la conflittualità tra genitori non giustifichi la richiesta dell'affidamento esclusivo salvo che non sfoci in episodi di violenza tali da incidere negativamente sulla crescita serena ed equilibrata del minore.

Su tale questione è tornata la Corte di Cassazione con una recentissima sentenza depositata il 3 gennaio 2017 affermando il principio che l'affido esclusivo a un solo genitore va concesso solo in casi di estrema necessità. Il contenzioso traeva origine da una sentenza del Tribunale di Bergamo che, giudicando in materia di separazione, aveva affidato in via esclusiva al padre i due figli minori della coppia, fondando l'esigenza di tale tipologia di affido sulla circostanza che la particolare conflittualità esistente nel rapporto tra i coniugi avrebbe ostacolato la loro capacità di assumere scelte comuni e, quindi, un affidamento condiviso avrebbe creato una situazione di stallo nelle decisioni riguardanti i figli.

La Corte di Cassazione ha ritenuto assolutamente inconsistente la motivazione argomentata dal Giudice di primo di grado ed avallata dalla Corte di Appello che aveva rigettato l'impugnazione. Ritiene, difatti la Corte di Cassazione che l'affidamento esclusivo non garantisce assolutamente una minore litigiosità tra i genitori, né tutela l'interesse del figlio. E' necessario, invece, procedere ad una valutazione esclusivamente diretta a verifica l'idoneità del genitore a svolgere le sue funzioni al fine di poter, eventualmente, prevedere un affidamento esclusivo, solo ed esclusivamente quando questa manchi del tutto.

Gli Ermellini confermano l'ormai consolidata giurisprudenza (analogo principio era stato sancito sempre dalla Cassazione nel 2014) secondo la quale l'affidamento condiviso dei figli minori ad entrambi i genitori costituisce il regime ordinario di affidamento e, tale regime, non è impedito dalla conflittualità dei genitori, a meno che tale regime non sia pregiudizievole per gli interessi dei figli.

Peraltro, sempre un orientamento ormai consolidato dei giudici sembra essere favorevole al principio secondo cui il genitore non affidatario non debba essere estromesso dalle decisioni più importanti che riguardano i figli minori ma ha diritto a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con i propri figli, sempre nel rispetto del loro superiore interesse ad un sereno ed equilibrato sviluppo psico fisico.

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Autore:afm

Pubblicato il: 07 Febbraio 2017

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