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Falconeria, i rapaci sono amici Un’arte affascinante che fa nascere un legame d’amicizia esclusivo tra falchi, aquile, sparvieri e i loro padroni

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Falchi, aquile e altri volatili... Non sono propriamente animali domestici, ma con pazienza e passione possono trasformarsi in amici imbattibili, capaci di vegliare su di noi dall’alto.

La Falconeria, arte che insegna ad addomesticare i rapaci, è nata in epoca preistorica, intorno al 2000 a.C., nel centro dell'Asia.

Da lì si è diffusa fino all'Europa trasformandosi in una pratica valida per catturare animali selvatici da penna e da pelo con l'ausilio di falchi pellegrini, sacri, lanari, giri-falchi, aquile, sparvieri e astori. Grazie alle abilità all’istinto dei volatili, infatti, la caccia risulta notevolmente semplificata.

Nei secoli sono sempre stati gli arabi i più abili e scaltri ammaestratori di falchi da Falconeria e si deve attribuire proprio a loro l'invenzione e l'utilizzo del cappuccio (utilizzato per mantenere i pennuti mansueti durante il trasporto) che andò a sostituire la cigliatura (pratica crudele, che consisteva nel cucire le palpebre dei falchi nella prima fase dell'addomesticamento). La falconeria è ancora oggi praticata da questi popoli con grande zelo. Tra i più celebri utilizzatori della falconeria fu l'Imperatore Federico II di Svevia che, nel medioevo, ne carpì i segreti e la cultura. Era appassionato al punto da scrivere su quest'arte un ricco trattato tenuto ancora oggi in grande considerazione dai falconieri di tutto il mondo: il «De arte venandi cum avibus», ossia l'arte di cacciare con gli uccelli, dove è contenuto tutto il sapere arabo e, naturalmente, del grande Federico.

Fin qui la storia più antica di questa importante disciplina; ma oggi, nel nostro paese, com'è normata l'attività dei falconieri?

La caccia con il falco in Italia è regolamentata dalla legge 157 dell'11 febbraio 1992 dove il falco è stato inserito tra i mezzi di caccia consentiti, quindi per cacciare con il falco occorre essere muniti di regolare licenza di caccia, mentre per il volo libero no. Attualmente in Italia esistono allevatori amatoriali e specializzati nell'allevamento e nella riproduzione in cattività di molti rapaci, sia notturni sia diurni. Ogni nascita di specie va denunciata al Corpo forestale e ogni esemplare deve essere munito di anello identificativo inamovibile o di microchip. La funzione degli allevamenti è principalmente quella di riprodurre soggetti per l'attività venatoria o per la reintroduzione in natura e nei parchi. La cattura di pulli e di soggetti adulti in natura si ravvisa come reato, essendo prevista per soli scopi scientifici e previa autorizzazione degli organi preposti.

Chi dovesse rinvenire un rapace ferito o in difficoltà deve informare quanto prima il personale del Corpo forestale che provvederà immediatamente al recupero dell'animale e al trasporto presso un centro veterinario competente.

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Autore:afm

Pubblicato il: 18 Luglio 2017

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